TVBP

Palermo d’Am@re
Rubrica: TVBP “ti voglio bene Palermo”


Slow Food Day: un mercato nell’Orto
di Filippo Tornambé
Articolo inserito l’11 giugno 2013

Sabato 8 giugno, a Palermo, nella sfolgorante cornice dell’Orto Botanico, si è celebrata la giornata di Slow Food, appunto ” Slow Food Day“. L’abbiamo dovuto fare slittare di una settimana, data la concomitanza con la beatificazione di padre Puglisi, ma anche in Italia, per motivi legati al cattivo tempo, l’evento ha subito un rinvio. Come è andata? Per me benssimo: ho acquistato dell’ottimo caciocavallo di cinisara – recentissimo Presidio Slow Food; ho apprezzato la delicata  “pantofola di Lercara“, che, pur non essendo un Presidio, si difende alla grande con il suo sapiente melange di mandorle e canditi rivestito di soffice glassa; ho voluto prendere un pò di “fagioli badda” di Polizzi, altro Presidio;   ho gustato il famoso pane nero di Castelvetrano e scoperto anche la pasta di farina di Timilia; sono entrato nel lussuoso e raro mondo dello zafferano di Piana degli Albanesi in confezione regalo extrachic. Insomma la versatilità e la tenacia imprenditoriale degli operatori del nostro agroalimentare la si poteva davvero “toccare con mano” e soprattutto gustare adeguatamente informati sulle caratteristiche colturali  e di preparazione di ciascun prodotto. Ho incontrato tanti amici che curiosavano – e acquistavano – oli e salumi, biscotti e vini, miele e ciliegie. Ci siamo scambiati opinioni e sensazioni;il tutto in un’atmosfera allegra e serena. Palermo da sempre è stato “mercato”;  almeno da quando i primi Fenici deposero sulle spiagge della città le loro mercanzie per barattarle con altre. Anche Slow Food Day è stata una giornata di mercato, però all’insegna della consapevolezza di un acquisto di prodotti fatti con amore e nel rispetto delle tradizioni più nobili della nostra agricoltura. Viva Slow Food Day!

 


 

Sul Panificio Morello al Mercato del Capo
di Filippo Tornambé
Articolo inserito il 17 maggio 2013

Lunedì 13 maggio ho accompagnato, per un giro turistico – culturale nei mercati storici della nostra città, un gruppo di cuochi e ristoratori del nord della Turchia partecipanti ad un progetto del CEIPES di Palermo, finanziato dalla Commissione Europea. La prima tappa è stata il Mercato del Capo che, già dalla monumentale porta Carini, affascina e intriga anche visitatori abituati ai colori ed ai profumi del Medio Oriente. Fra melanzane (che in Turchia vengono preparate in cinquemila modi diversi!) e tenerumi, tra fragoloni di Marsala, acquistati ed apprezzati, e piselli, siamo giunti davanti al Panificio Morello (vedi articolo di Roberto Garufi), che abbiamo trovato con la saracinesca completamente abbassata. Non ho chiesto al venditore di olive che staziona da sempre lì accanto cosa fosse successo, soltanto il giorno dopo ho saputo che il Panificio Morello era stato chiuso. Non conosco il motivo di tale chiusura, so soltanto che il fatto mi rattrista profondamente. E’ come se fosse venuta a mancare una persona che magari non frequentavi costantemente ma che eri abituata a vedere e che pertanto in qualche modo faceva parte della tua vita.

chiuso il Panificio Morello al Mercato del Capo

chiuso il Panificio Morello al Mercato del Capo

E’ un altro pezzo di Palermo che scompare? Spero tanto di no ed auspico che lo splendido mosaico liberty, quasi l’ icona di un mercato che, insieme al carattere ovviamente popolare, all’ inzio del secolo scorso aveva saputo esprimere tanta raffinata sensibilità artistica, venga protetto ancora di più. Si sa, infatti, che l’abbandono è prodromico agli atti vandalici. Di certo il Panificio Morello rientra a buon diritto fra i più significativi negozi storici della città e, a mio avviso, meriterebbe un aiuto da parte delle istituzioni locali. Mi auguro dunque che tale aiuto possa intervenire. Me lo auguro per chi lavora, per chi opera e per chi frequenta il Mercato del Capo. In definitiva, me lo auguro per tutta la città.”

Filippo Tornambè



Quant’è bello lo sfincionello!
di Filippo Tornambé
Articolo inserito il 20 Aprile 2013

“Patatine, sfincionello, ravazzate! Quant’è bello lo sfincionello!”. Probabilmente qualcuno ricorda  ancora questa  simpatica cantilena dell’ambulante che attraversava, chissà quante volte al giorno e per tutta l’estate,  i cortili di Mondello, da Valdesi al paese e viceversa, passando sotto (!) il pontile che funge da ingresso allo stabilimento balneare di Mondello. Già, la stragrande maggioranza dei palermitani identifica Mondello con lo stabilimento balneare e con “il  mangiare”; dunque con  il cibo. Come, appunto, lo sfincionello o le ciambelle che erano, e sono ancora, cibi popolari dal consumo immediato, e poco impegnativi anche nell’acquisto, considerato che te li portano fin sotto l’ombrellone! Poi, se ti devi rifocillare, azzardando un pò con un’ escursione sotto il solleone, puoi  raggiungere uno dei numerosi bar- tavola calda-gelateria-pasticceria-cornetteria-etc.ia-ia, disseminati  a ridosso dei  due chilometri della baia. E c’è pure lo street food, che si evolve con i tempi proponendo straordinarie versioni della “Lapa” friggitrice di panelle o dispensatrice di sfincione  (quello grande, di forma rettangolare) pubblicizzato da un altoparlante tarato a 1000 decibel. A proposito di cibo di strada, secondo alcuni esperti italiani e stranieri, la gastronomia della nostra città è da ritenere una delle più importanti al mondo per qualità e varietà. Io non so se i palermitani lo sappiano, sanno benissimo però che è tanto buona  e quindi ne fruiscono volentieri. Sarà un caso, ma a Mondello non mi pare siano troppo presenti  fast food di quelle famosissime catene internazionali che fanno fortuna altrove proponendo hamburger e ketchup. E ancora: vogliamo sottolineare una ricorrenza particolare o più semplicemente mangiare insieme con gli amici al ristorante? Mondello ne ha di tutti i tipi: semplici  o stellati, saranno comunque i piatti di mare ad essere preferiti. Anche se su tutto si imporrà il panorama del golfo con il suo stabilimento. Che appunto  stabilmente – da cento anni ! – si connota con la sua elegante struttura, come icona di un luogo di puro godimento.

Lo stabilimento balneare di Mondello

Lo stabilimento balneare di Mondello



Per amore alla mia città
di Lorenza Diliberto
Articolo inserito il 1 Aprile 2013

 

Ah…la mia Palermo
Città eterogenea, pittoresca, calda,
Piena di contraddizione ma vera,
Tanto vera che ad ogni angolo puoi cogliere il profumo del suo cibo,
Il calore della sua gente, dallo sguardo forte e dal sorriso dolce,
Vera e’ l’intensita’ della sua luce per ammirare gli angoli suggestivi
Di incomparabile bellezza e di ricchezza antica,
E noi,
Palermitani un po’ carioca, un po’ saltimbanchi,
Antichi e moderni,
Contraddizione vivente di un popolo ricco di storia e di remota cultura,
E grande sognatore, amante ed amatore,
Allegro e stradaiolo, lavoratore per necessita’,
Fiero ed umile,
Fiero della sua terra, della sua stirpe,
Dei suoi amori e dei suoi tanti dolori,
Umile nell’amare, nel sognare, nel donare,
Anche il proprio essere, se necessario,
Consapevole dei tanti anni di emarginazione,
Vissuti con fierezza e tanto orgoglio.
Io sono palermitana,
Figlia del popolo di questa terra fatata e cittadina del mondo,
Fiera della mia stirpe, orgogliosa della mia terra,
Innamorata dei suoi mille colori,
Dei suoi sapori…
Dei suoi odori…
Dolci o forti ma terribilmente veri,
Come questa aria che ti scopre e ti abbraccia



Al servizio dei Mercati
di Filippo Tornambé
Articolo inserito il 17 marzo 2013

Le due foto si riferiscono a quelle che un tempo erano due gradevoli costruzioni rispettivamente vicine alla Zisa e alla Villa dei Florio all’Olivuzza. Infatti, la prima palazzina si trova in piazza Ingastone è non ha avuto la

Ingastone

Ingastone

stessa fortuna dell’adiacente chiesa invece opportunamente restaurata; l’altro immobile si affaccia su Piazza Sacro Cuore, in pratica l’area della vecchia Olivuzza (da qui il nome con cui i palermitani continuano a chiamare il Corso) che all’inizio del secolo scorso vide lì presenti quasi tutte le teste coronate del vecchio continente, con corti e servitù al seguito. Teste, e soprattutto bocche e stomaci, da alimentare con prelibatezze culinarie divenute leggendarie in occasione appunto dei soggiorni di tali imperatori, principi e zarine. Oggi , nonostante il recupero della Zisa e, più di recente, di parte dei Cantieri Culturali, l’area presenta una commistione ibrida tra antiche ville nobiliari, giardini trascurati, palazzi borghesi spesso di buona qualità architettonica e ambienti degradati; l’unico collante e forse l’unico legame con il sontuoso passato è costituito dalle attività commerciali. Infatti da Piazza Sacro Cuore in poi, proseguendo a destra verso la villa antistante la Zisa e, a sinistra, entrando in Corso Camillo Finocchiaro Aprile (insomma Corso Olivuzza) la catteristica permanente è data dalle attività commerciali. In una parola: dal mercato.
Ma questo mercato non fa parte di quelli di Palermo definiti “storici” come Ballarò, Capo e Vucciria, anzi non ci si ricorda quasi nemmeno di quello che sicuramente è meno antico

Olivuzza

Olivuzza

ma di certo rimane uno dei più vasti e vitali. Infatti, da Piazza Ingastone inizia e si inoltra, quasi senza soluzione di continuità, un “plurimercato” che prosegue per via d’Ossuna, oltrepassa Corso Alberto Amedeo, si infila in via Cappuccinelle, supera via Papireto, arriva e si congiunge con la parte bassa del mercato del Capo per poi proseguire in via Sant’Agostino, oltrepassare via Maqueda, raggiungere via Bandiera, e, superata via Roma, sfociare nella Piazza San Domenico e poi via Meli e da lì, infine, giungere alla Cala. In pratica uno tra i più lunghi ipermercati a cielo aperto sopravvissuti nel mondo occidentale.
Tutto questo insieme di attività commerciali, quindi, con particolare riguardo a quelle collegate all’agro alimentare, andrebbe tutelato ed anzi incoraggiato attraverso una serie di servizi che potrebbero essere svolti benissimo utilizzando le due strutture che le foto oggi mostrano in stato di totale abbandono. Perchè non provarci? Quegli immobili potrebbero rivelarsi funzionali per la logistica (carico, scarico e stoccaggio breve di derrate e prodotti), ovvero essere utilizzate per mostre-mercato, o ancora essere di supporto per tutte le attività commerciali che si svolgono in queste zone. Peraltro, soprattutto se si procedesse al restauro della palazzina di Piazza Ingastone, si potrebbe dare inizio- e finalmente – alla riqualificazione della zona di Danisinni che oggi presenta un grande orto urbano, nato però dalla necessità di “inventarsi” un’attività lavorativa in un’area dove le condizioni socio economiche sono abbastanza gravi.
Filippo Tornambé

Palermo d’Am@re
di Filippo Tornambé
Rubrica: TVBP “ti voglio bene Palermo”
Articolo inserito il 24 febbraio 2013

Povere Principesse!“. Ecco quello che resta delle sontuose installazioni (collegate al ricordo di Eleonora d’Aragona) poste nella nostra sfortunata “Villa a mare”. E dire che in genere i palermitani amano questo luogo e lo frequentano per sport, passeggiate di vario tipo, raduni religiosi, etc. E’ vero: non ci sono giustificazioni per gli atti vandalici commessi da una minoranza di soggetti pochissimo attenti al bene comune, ma la nostra amministrazione cittadina non può permettersi di essere tanto distratta, quasi rassegnata nel registrare un disastro che ormai da troppo tempo è sotto gli occhi di cittadini e turisti. S’intervenga, dunque, e subito!

Visti da lontano“. Mi riferisco ai due piloni che costituiscono una delle porte di accesso alla città di Palermo. Si tratta di Porta Vicari (o Sant’Antonino), quella posta all”incrocio di via Maqueda con Corso Tukory. Siamo a due passi dalla Stazione Centrale e da Via Oreto. Insomma chi arriva in Sicilia o dalla Sicilia con un mezzo diverso dall’aereo (ma ci sono i terminal dei bus per Punta Raisi e Birgi) o dalla nave, passa da lì. E osservate un po’ cosa lo aspetta. Ed ecco le due “fontane” che decorano i relativi piloni. Le due conche sono diventate, come dimostrano le foto recenti, ricettacolo di ogni tipo di rifiuti. Cosa si aspetta a rimuoverli, magari ogni giorno, proprio per insegnare ai più incivili che non riusciranno ad averla vinta!

Porte aperte“. Sì, le nostre sono aperte a tutti, in particolare ai vandali, che peggiorano, se innamorati. Ancora una volta a stupire non è il gravissimo danno di immagine arrecato ad un monumento così importante – attraverso Porta Nuova passa davvero mezza città e tutti i turisti che la visitano – quanto l’insipienza di chi potrebbe segnalare un tale scempio. Mi riferisco alle autorità politiche, religiose e militari che gravitano tutte in zona.Possibile che nessuno si accorga di nulla!

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