Focus Catarratto al Ristorante Branciforte di Palermo

 

Cinque “Catarratto” della cantina “Ferracane” saranno abbinati a cinque gourmet-tapas dello Chef Gaetano Billeci. Esclusivo: il gelato alla Vendemmia Tardiva “Elisir

La condotta Slow Food Palermo presenta il Catarratto, il principale vitigno a bacca bianca della Sicilia occidentale, interpretato dalla cantina Ferracane di Marsala (Tp). L’inedita degustazione si terrà a Palermo giovedì 8 febbraio alle ore 20.15 nei locali del Ristorante Branciforte
(indirizzo: via Bara all’Olivella, 2 – tel. 091321748).

Fabio Ferracane

Cinque i vini in degustazione: una mini-verticale del vino Guanciabianca, tre le annate in ssaggio 2014, 2015, 2016; il Macerato Catarratto 2016 e la Vendemmia Tardiva Elisir 2015. Li racconterà personalmente Fabio Ferracane, assistito dal nostro socio e direttore di Wine In Sicily, Francesco Pensovecchio.

La degustazione sarà scandita da cinque gourmet-tapas preparate per l’occasione dallo chef del Branciforte, Gaetano Billeci:

Polpo e hummus di ceci

Grandvelox di lampuga con mousse alla senape

Minestra di broccoli, vongole e salsiccia

Manzo cotto a 4 gradi con salsa di acciuga, biscotto alle olive e sparacelli

Ad ogni tapas verrà, come detto, abbinato un Catarratto, il Guanciabianca nelle tre annate 2016, 2015 e 2014 per le prime tre tapas, il Macerato Catarratto 2016 per la quarta. La quinta e ultima tapas con l’Elisir:

Mousse ai fichi secchi con biscotto al buccellato
con gelato alla Vendemmia Tardiva di Cataratto “Elisir”

 

Gaetano Billeci

Informazioni e prenotazioni
Rif.: il Catarratto di Ferracane al Branciforte
Data: giovedì 8 febbraio 2018, ore 20.15 
Posti: 30 persone max.
Luogo: Ristorante Branciforte, in Via Bara all’Olivella 2 – Palermo
Contatto: Tel. 091321748 (la prenotazione è impegnativa)
Prezzo soci: € 35 a persona, vini inclusi
Prezzo non soci: € 38 a persona, vini inclusi

 


Note sul vitigno Catarratto

Sinonimi
Catarratto; Catarratto latino; Catarratteddu; Catarrattulu nostru; Catarratto amantiddatu, Catarratto lustru, Catarratto virdulicchiu, Catarratto dattuliddu.

Il Catarratto di Ferracane

Cenni storici
Vitigni di antichissima coltivazione e, riprendendo una affermazione del Conte Gallesio (1937-39), «devono essere considerati vitigni classici della Sicilia». Il Biundi (1852) scriveva: «bisogna dire che non vi sono vigneti in Sicilia, ove il Catarratto non formi una delle specie più abbondanti delle specie piantate». È citato negli scritti del Venuti (1516) e del prefetto di Noto (1877). Cupani nel suo Hortus Catholicus, nel 1696, distingue un Catarrattu vrancu da un Catarratto reuso o reticu, che qualche Autore ha associato all’uva retica descritta da Plinio. Il canonico Geremia (1835), nella sua opera la Statulegrafia etnea, trae l’etimologia del nome reuso da ruo, scorro, sfiorisco, alludendo, quindi, ad una caratteristica agronomica di uno dei tipi di Catarratto, il bagascedda, che viene indicato da alcuni Autori come  tirichiti o trichititi, confondendolo però con la varietà Corinto. Nella Ampelografia universale (1877) il Di Rovasenda e nel Le Vignoble (1874-1879), Pulliat e Mas riportano differenti tipi di Catarratto. Il Mendola nel 1883 considera i Catarratti una tribù varietale, composta da almeno cinque varietà: il Catarratto bianco comune (capostipite); il Catarrato reuso o femminedda o bagascedda; il Catarratto mantellato o in provincia di Agrigento alla porta; il Catarratto bertolaro (bertola in dialetto siciliano significa “bisaccia”) e il Catarratto nero conosciuto come Mainone in provincia di Agrigento e Cagnolone in Sicilia e da qualcuno confuso erroneamente  con  il Montonico nero. Il Catarratto mantellato o alla porta è descritto insieme al Catarratto bianco comune da Viala e Vermorel (1801-1810) dove viene riportato che in provincia di Siracusa è conosciuto come Catarratto scalugnatu o scarugnatu, perché in certe annate è soggetto a colatura e a danni da marciumi. Nel Catalogo dei vitigni coltivati nella provincia di Palermo (1883) sono riportati otto tipi di Catarratto. Nelle collezioni ampelografiche del Mendola e del Di Rovasenda erano presenti anche il Catarratto bianco caruso e il Catarratto moscato Cerletti ottenuti dal Mendola per incrocio del Catarratto bianco comune con lo Zibibbo. Oggi al Registro Nazionale delle varietà di vite sono iscritti due Catarratti, il bianco comune (codice 058) e il bianco lucido (codice 059). Recenti studi di biologia molecolare (Di Vecchi Staraz et al., 2007) hanno dimostrato che sono due biotipi di una unica varietà. Inoltre Di Vecchi Staraz et al. (l.c) e Crespan et al. (2008) hanno dimostrato che il Catarratto è imparentato con altri importanti vitigni italiani come la Garganega, considerata una delle più antiche varietà italiane, e che pertanto esistono rapporti di parentela tra il vitigno siciliano e l’Albana, la Dorona di Venezia, il Mantonico bianco, la Malvasia di Candia, Marzemina bianca, Mostosa, Trebbiano toscano e il Susamaniello. Infine gli stessi Autori hanno rilevato che il Catarratto bianco, e lo Zibibbo (Moscato di Alessandria) sono i genitori dell’altro importante vitigno marsalese: il Grillo.

Testi tratti da: Identità e ricchezza del vigneto Sicilia. A cura di Giacomo Ansaldi, Dario Cartabellotta, Vito Falco, Francesco Gagliano, Attilio Scienza. 
Editore Regione Siciliana – Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea / Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, VI Servizio Assistenza Tecnica in Agricoltura, Programmazione e Sistemi Informativi

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