Gangi: Memorie e Tradizioni. Il report di Sandra Pizzurro

“Memorie e Tradizioni”, 22-24 luglio, quinta edizione per la manifestazione gangitana che quest’anno ha dimostrato ulteriormente come possa essere forte e produttivo il legame tra cultura, cibo e territorio. Nessun fattore esclude l’altro, bensì lo avvalora e trova il suo completamento. Un’edizione che ha visto in prima linea le condotte regionali di Slow Food. Dalla protagonista condotta Alte Madonie a quella di Palermo passando per quella di Siracusa o di Trapani, solo per citarne alcune. E con loro l’eccellenza sicula, quasi tutti i 41 presidi Slow Food presenti. E non solo. Si è dato vita infatti ad un gemellaggio con la condotta di Viterbo.

Dai formaggi così ai legumi, dai dolci agli ortaggi: un trionfo insomma di sapori, odori, ma anche un importante momento di incontro, scambio, confronto in un settore, quello dell’agroalimentare, che fa da traino, e lo farebbe ancora di più, all’economia della Sicilia.

Un “Itinerario del gusto”, questo è il nome dell’iniziativa di Slow Food, in uno dei borghi più belli d’Italia, che ha guidato più di quattromila visitatori di questa tre giorni alla scoperta dei prodotti Buoni, Puliti e Giusti che fanno riferimento ai Presidi Slow Food ed alle comunità del Cibo Terra Madre. Tutto nel nome della Biodiversità, tema principe del convegno che ha visto relatori del mondo agroalimentare, da professori universitari a produttori e politici, confrontarsi e scambiarsi idee per fare di più e fare meglio. Un convegno, che si è tenuto presso Palazzo Bongiorno dal titolo “Il valore della Biodiversità: dai legumi ai prodotti delle aree montane“, molto partecipato e che ha visto la presenza tra gli altri del presidente della Fondazione per la Biodiversità Slow Food Piero Sardo con il segretario generale Serena Milano e l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici: “Bisogna fare qualità e quantità. Qui la sfida”, ha affermato l’assessore.

Ma Slow Food a Gangi è stato anche momento di laboratori: sui formaggi, sull’olio, sul pane, sulla mandorla di Noto e sul miele ed ovviamente sui legumi. Eventi che hanno riscosso grande partecipazione e grande interesse, anche da parte dei produttori stessi che hanno avuto la possibilità di confrontarsi.

E poi la storia: l’intento della manifestazione è infatti  quello di non disperdere la memoria del passato. E per farlo la si rievoca tramite un percorso tra i vicoli del paese dove più di 300 figuranti in costumi d’epoca raccontano i modi di vita, le usanze e soprattutto le pietanze di una volta. Ancora una volta cultura e gastronomia vanno a braccetto: la pasta ccu màccu caratteristico condimento a base di fave, finocchietto selvatico; la provola delle Madonie, presidio Slow Food; il pane di casa impreziosito da un filo di olio di CRASTU e poi ancora i maccarrùna e a càrni ccu sùcu, il classico manciàri da’ fèsta, in un epoca in cui la carne si consumava solo in occasioni speciali, e i dolci tipici del borgo, preparati con farine locali di grani antichi e accompagnati da un bicchierino di buon rosòlio.

di Sandra Pizzurro

 

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