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La chiave di San Pietro

Antichi codici del gusto e dell’olfatto, attraverso ricette e metodi di cottura, segnano importanti mappe dei rapporti dell’uomo con la natura con gli altri e con il divino.

La cucina, l’enogastronomia in genere, va osservata e presa in considerazione, non solo con occhi fisici, ma e soprattutto con gli occhi della consapevolezza di entrare in un mondo comunicante storia, cultura e arte.

Gli atti tradizionali della nutrizione continuano a configurare un “ordine del mondo” e a suggerire itinerari ideologici oltre che storici ed economici.

Il sistema culinario va sentito e tradotto come luogo della memoria culturale di lunga durata, oggi più che mai minacciato dalla tendenza al fast, dalla globalizzazione del life style, e dall’ostentazione di una furente modernità da parte della società, che, inoltre rischiano di appannare e modificare o lasciar perdere fino a morire quel radicamento nel territorio e quell’identità culturale e tradizionale della quale la cucina si fa elemento fondante. Cercando di restare in contatto con quelli che sono i nostri legami con i più importanti e antichi momenti socioculturali, attraverso gesti, i simboli, piatti, dolci possiamo non perderci… anzi ritrovarci.

A Palermo un piccolo detto recita: ”Festa in chiesa, festa n’cucina” a ricordarci che ogni occasione religiosa è un leggittimo e buon pretesto per imbandire o semplicemente arricchire la tavola di leccornie con la giustificazione del Santo.

Festeggiando San Pietro il 29 Giugno lo onoriamo facendo diventare, in ormai pochissime pasticcerie storiche, la Chiave, il simbolo che lo rappresenta da Secoli, un preziosissimo dolce tradizionale. Si tratta di un biscotto ricoperto di miele se “all’antica” mentre ai giorni nostri lo si sperimenta alla mandorla o nei vari gusti in cui si realizzano le torte “moderne”.

I festeggiamenti di San Pietro sono fortemente legati al mandamento storico di Palermo “Castellammare”.

Questo trae il nome dal Castello a mare, un complesso fortificato di origine islmica che nel corso dei secoli ha subito delle continue modifiche, i cui pochi resti, oggi, possono ancora essere visitabili… e giusto per l’occasione si tratta del Bastione San Pietro.

Il mandamento in questione si estende dentro un profilo immaginario che corre lungo Corso Vittorio Emanuele, via della Cala, quindi il mare, Via Cavour e Via Maqueda.bisco

Una zona quasi interamente abitata, un tempo, da pescatori e pescivendoli, gente che del mare ne facevano una questione di vita., soprannominati Sanpietrani perché devoti di San Pietro, il pescatore, il quale ancora oggi risulta essere il loro Santo protettore.

Ma, la consuetudine che tutti i fidanzati, nel giorno di San Pietro, seguendo rigidamente le norme del galateo amoroso regalassero all’amata una bella “chiave” per aprire il suo cuore era in voga in gran parte della città, fino a qualche tempo fa.

Certo per fare un figurone ci si presentava con chiavi più o meno ricche a seconda della disponibilità del ragazzo. Si trattava di chiavi preparate con maggior maestria dal pasticcere che le elaborava ulteriormente, utilizzando il più morbido pan di Spagna e rivestendole di panna e frutta sciroppata. Abbandonato il rione, distrutto dai bombardamenti del conflitto mondiale, la festa non venne più celebrata. E’ rimasta invece, la consuetudine di preparare i biscotti che ancora oggi, confezionati in buste di plastica trasparente chiuse da un nastrino rosso, sono venduti nelle migliori pasticcerie.

Nella simbologia religiosa la chiave non è certo un simbolo di secondaria importanza. Infatti, consapevole della sua imminente morte, Gesù consegna al discepolo Pietro le “Chiavi del regno dei cieli” (Matteo 16,19).

Nella solenne rappresentazione del Perugino, l’espressione e la grandezza della chiave che accoglie da Gesù comunicano il peso di questo simbolico passaggio di consegne. Metaforicamente la chiave ha la duplice potenzialità di “legare e sciogliere”. Nell’immaginario collettivo Pietro è il custode del regno dei Cieli: la Chiave d’oro simboleggia il potere del Santo di assolvere i peccati e aprire la porta della vita eterna, quella d’argento di chiudere fuori dal cielo le anime indegnedell’accesso al Paradiso.

Le chiavi servono a lasciarci entrare o a chiuderci fuori, ad aprire o chiudere oggetti e ambienti; evocano la tensione tra ricerca e ritrovamento, restrizione e libertà, accumulo e donazione, divieto e concessione. Chi le possiede diventa temporaneamente il custode della soglia, colui che rende possibile l’accesso. La coscienza umana cerca costamente la chiave che le garantisca l’accesso all’oggetto del suo desiderio: la scoperta del Sé, la pace mentale, l’enigmatico cuore della persona amata.

 

di Vincenza Scala
stagista presso la Condotta di Slow Food Palermo

Perugino: la consegna delle chiavi

Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino: la consegna delle chiavi

 

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