Palermo

Fave, babbaluci, religione e superstizione nella notte di San Giovanni. Di Roberto Garufi

Lumache

San Giuvanni fu lu primu ri l’Apuostili Biati
Scausu nuru e Pilligrinu ìo ciarcannu lu so Pà.
Lu so Pà San Zaccaria e la so Mà Santa Sabetta,
Santa Sabetta è Santa ranni.
Viva Diu e San Giuvanni.

Così inizia il rosario che si recita il 24 giugno in onore di S. Giovanni Battista. Non un santo qualunque, di certo. Ioannes Baptista per i cristiani, Iehohanan per gli ebrei, il profeta Yahya per l’Islam. Da sei mesi nel ventre di Elisabetta, ascolta dalla cugina Maria l’annunzio della prossima nascita di Gesù. Con lui crescono insieme, come ci descrive Leonardo nella Vergine delle Rocce.Leonardo Protettore di “comparanze”, matrimoni e battesimi, bestiame e animali domestici, marinai, pescatori e tanti altri lavori; che difende da epilessia, vertigini, convulsioni, temporali e calamità naturali. E’ un lunghissimo elenco quello di città e paesi di cui è patrono, delle chiese a lui dedicate, di un quantitativo spropositato di reliquie conservate in mezza Europa (tre teschi!). Non è un caso quindi che la religione cristiana abbia fatto coincidere le feste in onore del Battista e di Cristo con i Solstizi d’Estate e d’Inverno, osservati con preoccupata attenzione fin dall’antichità per conoscere il destino fertile della terra. E non è un caso che invocazioni, scongiuri, pratiche propiziatorie si siano sovrapposte e trasferite sulla venerazione di S. Giovanni, con riti religiosi che si protraggono per giorni e culminano nella notte del 24 giugno.

Ma la notte di S. Giovanni è anche la magica Midsummer night del Sogno di una Notte di mezza estate, quando umano e divino, sogno e realtà si confondono e l’illusione assume quasi la consistenza della realtà, quando il sortilegio di Puck fa immamorare Titania e Bottom e intere greggi si rotolano sull’erba al chiarore della luna. Perché è la notte che precede il punto culminante del viaggio del sole che, dopo essere salito ogni giorno sempre più in alto nel cielo, si ferma, gira ed ha un cappello; ad osservare con devoto timore il ripetersi annuale di questo miracolo si scrutava all’alba il cielo, osservando l’immagine riflessa del sole in una bacinella d’acqua. E’ la notte magica dove l’impalpabile manto fatato che brilla di rugiada si posa sui prati e le viti, rendendoli fertili. Il matrimonio magico tra il Sole e la Luna si conclude, al sorgere dell’aurora, con il sole che danza tre volte sul mare e tre volte vi si tuffa: ad osservare la superficie del sole se è priva di macchie puoi esser certo che sarà un’annata fertile per i campi e pescosa per il mare. A mezzogiorno in punto, infine, il miracolo ha il suo compimento, l’acqua del mare diviene dolce e puoi berla devotamente. Da lì in poi, alla fase di maggiore vitalità del sole seguirà la fase calante verso l’inverno, fino al 21 dicembre quando “meno generoso dè suoi raggi, il sole s’asconde agli occhi dè mortali lasciando quasi vedova di sé la terra”.

Sono molti anche in Sicilia i paesi che hanno scelto per patrono il Battista, con una devozione spesso sfociata in rivalità e sfottò tra le comunità. A lui dedicano festeggiamenti che prevedonoJohann settimane di preparazione e una grande processione finale. Singolare e affascinante quella di Pozzallo, dove la statua del Santo è trasportata su una imbarcazione scortata dalle barche dei pescatori. Feste popolari che uniscono devozione e divertimenti, religiosità cristiana e memoria di riti pagani, suscitando spesso scandalo della Chiesa che ha condannato le libertà eccessive. I testi sacri ci raccontano che Erode ordinò ai suoi soldati di inseguire il Battista e di segnalare la sua cattura con un fuoco ma, per miracolo, si accesero sulle colline più fuochi, disorientando il re e i suoi soldati. Fuochi come quelli purificatori dei culti pagani della luce e del calore che celebrano il solstizio e propiziano una stagione fertile, talvolta in modo scenografico, come le grandi ruote di torce infuocate fatte rotolare giù dai pendii nei paesi nordici. Anche in Sicilia fino a tutto l’ottocento le vampe di S. Giovanni si accendevano in paesi e città ed anche nelle campagne, saltando il fuoco mentre si formulavano pensieri beneauguranti o facendo attraversare il fuoco e alte colonne di fumo ad intere mandrie, per scacciare malattie e mala fortuna.

Notte in cui devozione cristiana, credenze popolari e superstizioni ancestrali si mescolano in nome del Battista, per il quale conserverai in un sacchetto, come amuleto, nove ciottoli bianchi raccolti sulla spiaggia, o preparerai una cena in suo onore di nove portate e nove frutti.

Notte di rugiada miracolosa che dà splendore ai fiori dei prati, rinforza il potere delle erbe, rende fertili i terreni. Notte del Sabba di Litha, dio sassone del grano, quando i Druidi bruciano le erbe dell’anno prima, ormai inefficaci, e raccolgono le erbe per le nuove pozioni facendole essiccare in, ovviamente, nove mazzetti. Notte dell’erba odorosa del puleu che, se leghi ai rami delle ficaie, farà maturare perfettamente i fichi acerbi e che, appena raccolto, avvizzirà subito dopo per tornare verde e vigoroso alla vigilia di Natale, posto nel presepe davanti la grotta. Notte dell’iperico, l’erba di S. Giovanni, che proteggerà la tua famiglia e le tue terre dalla sventura, se la porrai a circondare la casa, la appenderai nelle stalle, la nasconderai sotto i cuscini delle culle. E’ una notte miracolosa, quella di San Giovanni, nella quale tutto può accadere: che si scaccino le forze maligne, si interpreti il futuro, si scovino tesori cercati da tempo, si guariscano le malattie. Notte di promessa di raccolti fertili, ed allora gettando a terra i frutti primaticci nelle piante di fichi d’india ti sarai assicurato una ricca produzione di tardivi.

A Marsala la Chiesa di San Giovanni Battista è stata costruita sulla Grotta della Sibilla Lilibetana, luogo leggendario di un tesoro mai scoperto e di una grande fiera incantata dove, in questa notte del solstizio d’estate, puoi comprare splendide arance di oro massiccio. Luogo dove i fedelicmarsala donavano il loro sangue, per ricordare il sacrificio del Battista (o per la Sibilla?) che rispondeva (il Battista? La Sibilla?) all’atto collettivo d’amore con un brusco variare del livello nelle acque del pozzo e dava risposte, invero confuse dall’eco, alle domande sulla fedeltà dei mariti e sugli auspici di nuovi amori che mogli e ragazze gridavano nella grotta. Ma il Santo forniva in questa notte presagi di un nuovo amore anche attraverso prove di abilità riuscite, come nella discesa veloce delle donne, con in testa brocche piene d’acqua, durante la Calata di Baida, tradizione palermitana ormai perduta della notte di S. Giovanni.

Il Battista è d’altronde il patrono della tradizione della comparanza, la scelta di padrini e madrine che ti affiancano nelle tappe della vita, in una festa rurale che si svolge in questo giorno. Il testimone della comparanza, nella festa celebrata in molti paesi ed ora solo al Alcara Li Fusi, è il muzzune, una brocca di terracotta dal capo mozzato che richiama la testa decapitata del Battista. Nelle settimane precedenti ciascun gruppo familiare vi fa crescere al buio “l’orgio ed il frumento”, i cosiddetti lavureddi, e infine lo espone appoggiato sui pizzari, coperte lavorate al telaio fatte di pezze colorate, tra primizie, preziosi, ex voto. Intorno a questi altari, nel giorno di San Giovanni, l’intera comunità si fa teatro, con grandi bevute di vino e canti tradizionali polivocali di lavoro e religiosi alternati ad altri scherzosi e allusivi.La festa si conclude con il rito della comparanza, estraendo dai muzzuni i nomi delle persone scritte su strisce di carta che saranno “compari di S. Giovanni” e sancendo il legame incrociando i mignoli e ripetendo: “Iriteddi facitini amari / ca mi ficimu cumpari; / cumpari semu e cumpari arristamu, / sulu alla morti ni separamu.”. Un rituale, sotto la benedizione di S. Giovanni, proposto in feste simili in molti comuni rurali della Sicilia, anche se potrai trovare al posto del muzzune capelli intrecciati, piatti o vasetti, al legame tra padrino e figlioccio potrà affiancarsi l’auspicio di un buon matrimonio, ma resteranno sempre la casualità della scelta e il potere di S. Giovanni di sovraintendere e decidere.

Il 24 giugno, nella tradizione, avrai risposte sull’esito di un futuro matrimonio. Sperando che un granello d’orzo, che tu avrai sbucciato e gettato nell’acqua, resti a galleggiare, mentre una mala ventura ti toccherà se questo sarà andato a fondo. O sperando di scegliere ad occhi chiusi, avvolta nella carta e posta sul palmo della mano o sotto il guanciale, la fava intera, perché se avrai preso quella pizzicata ti attenderà un mediocre matrimonio e mala ventura se avrai scelto quella munnata. E a proposito di fave è uso che a pranzo il 24 giugno si mangino solamente fave nuove, per ringraziare il Santo del raccolto abbondante, certi che, per ogni fava nuova mangiata, avrete scontato un peccato. A cena poi, per seppellire odi, rancori e malasorte, il menù devozionale prevede una grande mangiata di lumache, animali lunari che con le loro corna sono simbolo di discordia. Non genericamente lumache per un palermitano doc, ma rigorosamente babbaluci, cucinati a picchi pacchio, o con aglio, olio e prezzemolo, e rigorosamente accompagnati da vino, perché saggezza popolare sentenzia “cu mancia babbaluci e vivi l’acqua, sunati li campani picchi è mortu”; e infine brindando tutti insieme in onore del Battista: Viva Diu e San Giuvanni!

Roberto Garufi

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...