Legalità, tutela dei suoli e diritto al cibo al centro del Congresso di Slow Food Italia

Don Ciotti: «Non chiamiamoci più società civile, ma società responsabile, perché non possiamo essere cittadini a intermittenza».


Si va dritti al cuore dei temi cari a Slow Food in questa seconda giornata di Congresso, in cui sono i delegati nazionali i veri protagonisti. Ecco quindi che si parla di educazione alimentare, del futuro della nostra agricoltura e del ruolo degli chef nella rete di Terra Madre.
don-ciottiStanding ovation per Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera. È giustizia la parola chiave del suo intervento: «C’è bisogno di giustizia nel mondo, con cui vincere una guerra silenziosa combattuta con armi economiche che sta derubando milioni di persone di speranza e futuro». Don Ciotti passa poi ai fatti: «Ogni minuto si spendono 3 milioni di dollari per le armi e al contempo non ci sono i soldi per difendere la dignità delle persone. In Italia abbiamo 9 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa e 5 in povertà assoluta». Per non parlare poi dei 7 milioni di persone che vivono un disagio lavorativo e dei 6 milioni di analfabeti. «Siamo agli ultimi posti in Europa nella dispersione scolastica, ma ai primi nella corruzione», continua Don Ciotti, denunciando la crescente forza delle mafie, che ormai contaminano gran parte della filiera agroalimentare. «Ferita, questa, che inquina economia e politica». Fondamentale quindi lottare contro la violenza in guanti bianchi e la mafiosità diffusa. «Se siamo uniti, è il bene che vince, perché i mafiosi non sono nessuno, la mafia è forte, ma la sua forza sta fuori dall’organizzazione», denuncia. «Non chiamiamoci più società civile, ma società responsabile, perché non possiamo essere cittadini a intermittenza. Non stiamo a guardare, ribelliamoci. La responsabilità è la spina dorsale della democrazia e della nostra costituzione. Responsabilità come sentimento morale, che nasce dal rapporto vivo con la propria coscienza. Se rinunciamo alla responsabilità, rinunciamo alla libertà». E conclude con un augurio: «Vi auguro di essere eretici, perché eresia in greco significa scelta. Eretici come chi, più della verità, ama la ricerca della verità». Don Ciotti parla dell’eresia dei fatti, della coerenza e del coraggio. «Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri e chi non si accontenta dei saperi di seconda mano. Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare la vera realizzazione. Chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza, malattie spirituali della nostra epoca».

Alessia Pautasso, Ufficio Stampa Slow Food Italia


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