Il Congresso di Riva del Garda, 9-11 Maggio. Le info

VIII Congresso nazionale di Slow Food Italia
9-11 maggio 2014
Palazzo dei Congressi
Parco Lido, Riva del Garda

Importanti novità al Congresso di Slow Food Italia: per la prima volta, infatti, i 771 delegati sono chiamati a scegliere tra due squadre candidate, da cui emergerà il gruppo dirigente che prenderà le redini dell’associazione presieduta da Roberto Burdese negli ultimi otto anni. Il percorso di grande svolta e innovazione che culmina a Riva del Garda è cominciato con l’Assemblea Nazionale delle Condotte tenutasi a Genova nel maggio 2013, durante la quale i delegati si sono chiesti che tipo di associazione si volesse costruire e quale fosse la missione centrale da portare avanti nel futuro di Slow Food e della rete di Terra Madre in Italia. Da quei lavori è scaturita un’indagine nelle quasi 300 Condotte (i nodi locali dell’organizzazione sul territorio) che, dopo un confronto con i soci, hanno condiviso le riflessioni fondamentali alla base del cammino successivo. Nel febbraio e marzo scorsi si sono celebrati 270 Congressi di Condotta che hanno rinnovato la base dirigente locale e definito i programmi di lavoro per i prossimi quattro anni. A seguire, 15 Congressi e 2 assemblee regionali hanno nominato presidenti, segretari e comitati esecutivi di tutti gli Slow Food regionali d’Italia, individuando anche i delegati che saranno a Riva del Garda. Al Congresso si riuniscono quindi le comunità che ogni giorno rappresentano l’Italia del buon cibo e della buona agricoltura, quelle realtà in fermento che lottano contro l’omologazione e le produzioni industriali che non sanno convivere con le piccole realtà locali ma tendono a cancellarle. Sono i delegati i principali protagonisti di questi tre giorni di dibattito, confronto e crescita: un bellissimo spaccato di quell’Italia che ha già iniziato il cambiamento, che da anni lavora per capire come “nutrire il Pianeta” nel rispetto dei principi del buono, pulito e giusto. Quell’Italia che avrà tanto da dire nel 2015, anno dell’Expo di Milano, e che soprattutto non smetterà di lavorare su questi temi quando i riflettori si spegneranno sul mega evento milanese.   Al centro del dibattito I programmi e le priorità proposti dalle due squadre candidate a guidare Slow Food Italia scaturiscono dal lavoro comune fatto dall’associazione in questi 4 anni e negli ultimi 12 mesi in particolare. Entrambe le proposte, dunque, confermano la condivisione dei principi fondamentali e degli ideali di Slow Food: rafforzamento delle basi territoriali e della rete di Terra Madre, importanza sempre maggiore alle attività educative, consolidamento dei progetti cardine come l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food, senza mai perdere di vista l’internazionalità del movimento.

 

Seminiamo il futuro…coltivando il presente” è la lista che propone Gaetano Pascale candidato alla carica di presidente, Daniele Buttignol segretario nazionale e Lorenzo Berlendis, Sonia Chellini, Francesca Rocchi vicepresidenti.

Relazioni che cambiano il mondo“ invece è la lista che vede Cinzia Scaffidi candidata alla carica di presidente, Laura Ciacci segretario nazionale e Silvio Greco, Francesco Mele, Daniela Rubino vicepresidenti.

Un po’ di storia Molti i temi affrontati nei sette Congressi realizzati finora: dalla fondazione di Arcigola nel 1986 a Serralunga d’Alba (Cn) al primo Congresso organizzato nel 1988 in provincia di Siena. Nel 1991 è la volta di Perugia e nel 1994 a Terrasini (Pa), dove si sancisce la svolta internazionale dell’associazione; nel 1998 siamo Rovereto (Tn), dove assistiamo all’approvazione della strategia di sviluppo dei Presìdi; nel 2002 a Riva del Garda (Tn) con l’affermazione della svolta ecogastronomica e l’enfatizzazione dei temi legati alla difesa della biodiversità e alla promozione dell’educazione del gusto; nel 2006, a Sanremo (Im), si lanciano i progetti degli Orti in Condotta nelle scuole e dei Mercati della Terra, mentre nel 2010 ad Abano Terme (Pd), è il diritto al piacere a essere al centro della scena. Dove e quando Il Congresso nazionale di Slow Food Italia si svolge dal 9 all’11 maggio presso il Centro Riva del Garda Fiere Congressi (Tn), struttura polifunzionale e all’avanguardia, con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento e di Trentino Turismo e Promozione, il comune di Riva del Garda e la Camera di Commercio di Trento. Si ringraziano inoltre il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, l’Apt Lago di Garda, l’Apt Rovereto e Vallagarina e Agraria Riva del Garda. Grazie al loro supporto i delegati possono scoprire le ricchezze di questo territorio e incontrarne i protagonisti.

Slow Food Italia dà i numeri

• 45 000 soci (dato riferito al 2013)

• 280 Condotte e 16 Associazioni regionali (dato riferito a maggio 2014)

• 486 Orti in Condotta, gli orti scolastici Slow Food nelle scuole (dato aggiornato ad aprile 2014)

• 232 Presìdi (piccole produzioni di qualità tutelate da Slow Food, realizzate secondo pratiche tradizionali) che coinvolgono oltre 1800 produttori: contadini, pescatori, norcini, pastori, casari, fornai, pasticceri…

• 27 Mercati della Terra, una rete di produttori e contadini che propongono prodotti coerenti con la filosofia Slow Food, vale a dire cibi e bevande buoni per il palato, puliti per l’ambiente e giusti per la società.

• 1100 Master of Food organizzati dal 2010 al 2013: programmi di studio in ambito agroalimentare rivolti ai soci di Slow Food Italia. Sono oltre 4000 i Master dal 2001, anno di creazione del progetto, che hanno coinvolto circa 80.000 partecipanti.   …e inoltre

• 1675 passeggeri a bordo dell’Arca del Gusto, il progetto che segnala in tutto il mondo i prodotti a rischio di estinzione e che punta a censire 10 mila prodotti entro fine 2016.

• 1062 Orti già realizzati in Africa, con l’ambizioso obiettivo di arrivare a 10.000 nei prossimi anni.

• 10 è il numero del 2014: 10 anni dalla fondazione dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, 10 anni di Terra Madre, il meeting mondiale delle comunità del cibo, e 10 sono le edizioni del Salone del Gusto.

 

La mappa dei delegati dalle singole regioni: Abruzzo e Molise 16 delegati Calabria 19 delegati Campania e Basilicata 60 delegati Emilia Romagna 83 delegati Friuli Venezia Giulia 19 delegati Lazio 60 delegati Liguria 33 delegati Lombardia 97 delegati Marche 17 delegati Piemonte e Valle d’Aosta 91 delegati Puglia 43 delegati Sardegna 7 delegati Sicilia 41 delegati Toscana 85 delegati Trentino Alto Adige 17 delegati Umbria 14 delegati Veneto 65 delegati

 

Programma

 

Venerdì 9 Ore 15 – Apertura dei lavori dell’VIII Congresso nazionale di Slow Food Italia Saluti istituzionali;  Votazione della Commissione Elettorale e della Commissione Statuto;  Votazione delle procedure Ore 16 – Relazione introduttiva del presidente nazionale, Roberto Burdese Ore 16,30 – Intervento del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina Ore 16,50 – Intervento del presidente di Slow Food, Carlo Petrini Ore 17,30 – Presentazione del programma della Squadra 1 – Seminiamo il futuro…coltivando il presente Ore 18 – Presentazione del programma della Squadra 2 – Relazioni che cambiano il mondo Ore 18,30 – Chiusura dei lavori della prima giornata   Sabato 10 Ore 9 – Apertura dei lavori della seconda giornata Interventi dei delegati Interventi degli ospiti: • Roberto Moncalvo, presidente nazionale Coldiretti • Luca Martinelli, giornalista e rappresentante Forum Italiano Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori • Stefano Masini, coordinatore Task Force Per un’Italia Libera da Ogm • Don Luigi Ciotti, presidente Associazione Libera • Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia Ore 13 – Sospensione dei lavori Ore 14,30 – Ripresa dei lavori Interventi dei delegati Interventi degli ospiti: • Carlo Triarico, presidente Associazione per l’Agricoltura Biodinamica • Antonio Bonaldi, presidente Slow Medicine Ore 18 – Votazione dello Statuto Ore 18,30 – Chiusura dei lavori della seconda giornata   Domenica 11 Ore 9 – Apertura dei lavori della terza giornata Interventi dei delegati e degli ospiti Votazione delle mozioni Ore 12 – Elezione degli organismi dirigenti nazionali (presidente nazionale, segretario generale, Comitato esecutivo nazionale, Consiglio nazionale, Collegio dei Garanti, Collegio sindacale) Ore 12,30 – Relazione conclusiva del presidente nazionale Ore 13 – Chiusura dell’VIII Congresso nazionale di Slow Food Italia

 

Il Congresso nazionale di Slow Food Italia si svolge dal 9 all’11 maggio presso il Centro Riva del Garda Fiere Congressi (Tn) con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento e di Trentino Turismo e Promozione, il comune di Riva del Garda e la Camera di Commercio di Trento. Si ringraziano inoltre il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, l’Apt Lago di Garda, l’Apt Rovereto e Vallagarina e Agraria Riva del Garda. Hanno contribuito all’organizzazione e alla riuscita del Congresso le seguenti Aziende: Armanini, Cantina Endrizzi, Cantina La-Vis, Cantina Sociale di Trento, Cantina Vivallis, Cantine Ferrari, Cavit Spa, Concast, Consorzio Tutela Vini Trentino, Erika Eis S.r.l., Federazione Trentina Allevatori, Felicetti, Istituto Trentodoc, LatteTrento, Lavazza, Levico Acque, Marzadro, Melinda, Mpartners, Novamont, Panificio Moderno, Sant’Orsola, Unipol, Vallarom.

I due programmi a confronto:   Seminiamo il futuro..coltivando il presente e Relazioni che cambiano il mondo Inizia con una panoramica sul mondo del cibo e sulle sue connessioni il programma della squadra di Gaetano Pascale. Seminiamo il futuro…coltivando il presente, questo il titolo delle riflessioni, passa poi ai punti salienti e alle priorità concrete evidenziate per i prossimi quattro anni. Dal punto di vista organizzativo spicca la creazione delle Commissioni, gruppi di esperti che forniranno supporto tecnico agli organi politici, contribuendo quindi a snellire le procedure. Mentre sul piano operativo e politico si pone un’attenzione particolare al censimento della rete sul territorio, al rafforzamento dei rapporti con le istituzioni e ai progetti cardine di Slow Food: dall’educazione ai Mercati della Terra, dai Presìdi alle iniziative da portare avanti nelle grandi metropoli, coinvolgendo tutte le fasce della popolazione. Come sarà Slow Food tra quattro anni? La squadra di Pascale si prefigge di raggiungere l’autosufficienza economica dell’associazione e l’ampliamento del numero di soci, perché «avere più soci significa avere più idee». E non può mancare il contributo alle nuove sfide internazionali, in primis l’ambizioso obiettivo dei 10.000 orti da realizzare in Africa, 10.000 prodotti a bordo dell’Arca del Gusto e altrettanti nodi nella rete di Terra Madre. Relazioni che cambiano il mondo analizza e approfondisce il rapporto tra il cibo e il mondo della politica, dell’economia, della salute e della legalità. Perché Slow Food deve confrontarsi con problematiche globali, per cui é fondamentale tessere solide alleanze con altre organizzazioni e al contempo avere chiari i propri valori sul territorio, come l’ascolto, la libertà, la trasparenza e l’accoglienza. Compagni ideali di questo viaggio sono i giovani che vogliono dedicarsi ai mestieri che rischiano di scomparire, i produttori, ma anche i tanti immigrati che vivono nel nostro Paese e le imprese del settore agroalimentare (e non) con cui creare nuove sinergie. Realtà, queste, che possono stimolare e motivare l’associazione ad aprirsi verso orizzonti ancora tutti da esplorare. La squadra di Cinzia Scaffidi mette l’accento sugli impegni che aspettano Slow Food nei prossimi anni, dal Salone del Gusto e Terra Madre all’Expo, dalla nuova normativa sulle sementi alla battaglia contro gli Ogm. La strada da percorrere per uscire dalla crisi generale e rendere più solida l’associazione è il recupero del senso della collettività, del piacere come diritto. «Ci attendono straordinarie, appassionanti trasformazioni verso un sistema agroalimentare che mira alla qualità: della vita, delle relazioni, del futuro».

 

Il punto con Roberto Burdese

Dopo otto anni di mandato da presidente di Slow Food Italia, tiriamo le fila e partiamo proprio dalle aspettative espresse da Burdese prima del Congresso nazionale di Abano Terme nel 2010.

Tra gli obiettivi avevi indicato un forte impegno politico, il rafforzamento delle attività educative e una particolare attenzione al rapporto tra cibo e salute e diritto al piacere. Guardando agli ultimi quattro anni, quali sono le impressioni? In questi quattro anni l’impegno politico di Slow Food Italia è sensibilmente aumentato. La battaglia sul fronte del No agli Ogm e quella in difesa del paesaggio sono forse le più note ed evidenti, ma abbiamo fatto anche molte altre cose. Ci siamo fortemente impegnati nella battaglia referendaria per l’acqua bene comune, abbiamo lavorato – insieme alla rete europea di Slow Food – per chiedere una Pac più verde (e torneremo ora a combattere nei singoli territori perché già vediamo le derive negative di questo avvio del settennato della nuova Pac), siamo stati al fianco degli apicoltori per chiedere la sospensione dell’uso dei neonicotinoidi nella concia dei semi. E molto altro ancora. Anche sul fronte educativo abbiamo fatto grandi progressi (basti pensare al progetto Orto in Condotta, passato da meno di 350 scuole ai tempi del Congresso 2010 alle oltre 480 di oggi). Potevamo forse fare di più rispetto al tema cibo e salute, che ci ha visto comunque protagonisti di importanti episodi in questi anni (i protocolli con l’ADI e la nascita di Slow Medicine, per citare solo due casi), ma che per il prossimo quadriennio richiederà un supplemento di impegno, perché è una vicenda ormai al cuore del nostro agire quotidiano.

Ora però siamo davanti a un Congresso storico: per la prima volta ci sono due liste candidate, naturalmente in competizione tra di loro. Si tratta di un’evoluzione o un’involuzione dell’associazione? Siamo chiamati ad affrontare questo Congresso con grande responsabilità. Abbiamo deciso di fare una cosa nuova, forse non necessaria e certamente difficile da capire. Ma non è una cosa sbagliata. Proviamo a uscire dai soliti schemi che ci impone la politica dei partiti: qui non si confrontano due gruppi di potere, oppure una casta e un’anti-casta. Qui si confrontano dieci brave persone, con percorsi di vita e associativi molto diversi tra loro e con un forte tratto in comune: l’amore, forte e direi quasi incondizionato, per Slow Food e Terra Madre. E poi non dimentichiamoci che oggi sarebbe inconcepibile la scelta di un gruppo dirigente locale fatta dalla sede o dalla segreteria nazionale. Sono certo che a fine Congresso potremo dire che questa è una tappa della nostra evoluzione.

Quindi siamo di fronte a due programmi completamente diversi? Non direi “completamente diversi”: sono sicuramente diversi, ma dobbiamo intenderli soprattutto come due possibili rotte di un viaggio che in ogni caso vogliamo fare insieme. Sono diversi, ovviamente, i dieci candidati. Partiamo da un medesimo punto e anche sulla meta siamo sostanzialmente tutti d’accordo: ma il pilota, il navigatore e l’equipaggio faranno la differenza nel tracciato, nella velocità di crociera, nelle tappe che decideranno. È una scelta importante per un Congresso, ma non c’è una rotta buona e una cattiva.

Ora le domande di rito: cosa farai nel futuro? C’è un mandato internazionale da completare e io siedo nel comitato esecutivo che scadrà nell’autunno 2016 e che si è dato l’obiettivo dei tre 10.000: 10.000 orti in Africa, 10.000 prodotti sull’Arca del Gusto, 10.000 nodi da unire all’interno della rete di Terra Madre. Poi mi piacerebbe occupare il tempo del mio volontariato che libererò dagli impegni nazionali per dedicarmi alla condotta di Bra e a Slow Food Piemonte. Se c’è una cosa che mi hanno insegnato questi otto anni da presidente di Slow Food Italia, è che la nostra partita si vince o si perde a livello locale, territorio per territorio. E quindi il mio passo successivo, la naturale conseguenza di otto anni ai vertici, è riversare tutta l’esperienza che ho maturato nella comunità in cui vivo.

E poi: un bilancio degli ultimi otto anni? Meravigliosi. Diversi da come me li immaginavo. Più facili del previsto nel tenere il timone, perché in tanti mi hanno aiutato rendendo più leggera quella che sembrava all’inizio l’incombenza più grave. Più difficili per il contesto: nel giugno 2006, quando sono stato eletto a Sanremo, non c’erano ancora le avvisaglie della grande crisi che sarebbe arrivata di lì a poco.

 

Parola per parola: il percorso di Slow Food verso Expo 2015

Partiamo dalle parole per raccontare la storia di Slow Food, in un percorso che ci porta da Arcigola all’Expo 2015, appuntamento mondiale che metterà sotto i riflettori i temi da sempre cardine dell’associazione della chiocciola. Dalla lotta alla malnutrizione alla tutela dell’ambiente, dall’agricoltura sostenibile al rapporto tra cibo e salute, passando da sprechi ed educazione alimentare. Tutto inizia dall’idea di piacere: un piacere educato, condiviso e connesso. Perché il piacere si basa sulla conoscenza. Da sempre Slow Food tutela il diritto al piacere, da cui sono nate le iniziative per salvaguardare la biodiversità, educare al gusto e organizzare eventi come il Salone del Gusto e Terra Madre. Il piacere è una condizione dell’impegno, e viceversa, c’è del piacere nell’essere impegnati, mentre l’impegno dà la possibilità di continuare a provare piacere. Il piacere non è elitario e non ha nulla a che vedere con gli eccessi, ma piuttosto ha a che fare con la misura, con quel buon senso che si dovrebbe applicare in tutti i momenti della nostra vita. È un diritto che riaffermiamo con forza perché va tutelato ancora più di vent’anni fa, promuovendolo, conoscendolo, rendendolo alla portata di tutti e di tutti gli stili di vita, più “democratico” e facilmente comprensibile. Possiamo pensare che i fiocchi di cereali la mattina ci piacciono, ma se scopriamo che quelle produzioni sono avvenute grazie a un’agricoltura di rapina delle risorse naturali, ad azioni di land grabbing, allora ci piaceranno molto meno. Abbiamo accennato alla biodiversità, materia prima dell’evoluzione, a cui Slow Food si dedica già dal 1996 con la creazione dell’Arca del Gusto, il progetto che segnala i prodotti in via di estinzione, perfezionandosi nel 1999 con l’istituzione dei Presìdi, dove si riuniscono i produttori che ogni giorno lottano contro le regole del mercato globale, dell’agricoltura industriale e dell’allevamento intensivo. Con questo progetto Slow Food dimostra che è possibile produrre in modo autentico, rispettando lavoro e ambiente. Nel 2003 nasce la Fondazione Slow Food per la biodiversità Onlus, che opera in oltre 50 Paesi promuovendo un’agricoltura sostenibile, attenta all’ambiente e alla cultura dei popoli. Tutela delle tradizioni, del territorio e del luogo in cui viviamo: ma mangiare locale è molto più che recupero della memoria e di elementi nutrizionali; è recupero di paesaggio, di pratiche agronomiche, di competenze manuali. Insomma, mangiare prevalentemente locale aggiusta molte cose. Oggi sono migliaia i produttori riuniti nei 232 Presìdi italiani e nei 180 del resto del mondo; ricercatori e docenti di oltre 20 università forniscono assistenza e consulenza tecnica ai produttori e oltre 300 cuochi italiani si sono impegnati a utilizzare prodotti locali. Attenzione quindi a come si coltiva e ci si prende cura della nostra terra, in un momento in cui questa parola sta riacquistando significato. I giovani che, dopo gli studi, scelgono di dedicarsi all’agricoltura, lo fanno con orgoglio e convinzione, dando vita a quella che Slow Food chiama Agricoltura 2.0: un lavoro nei campi che guarda al futuro. Non è cambiata l’idea di fatica ma la visione di quella fatica, considerata una summa di saperi e di competenze ad amplissimo spettro. Fondamentale però che si tratti di un’agricoltura che rispetti salute, benessere animale e cura dei territori. Territori da tutelare contro l’avanzare della cementificazione, che in Italia sta raggiungendo numeri decisamente preoccupanti. Circa sei milioni di ettari devastati dal cemento negli ultimi 30 anni, pari a un quinto dell’Italia; 10 milioni di case vuote, nonostante si continui a costruire: questa la denuncia del Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, di cui Slow Food Italia è fondatore. Territori anche come simbolo di uno sviluppo che significa cura della memoria, delle identità e delle radici. Altro filo conduttore dei molti progetti di Slow Food è la sovranità alimentare, espressione spesso difficile da identificare e collocare. In realtà comprende il vero diritto ad avere le risorse per produrre e godere di un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato. Tema che unisce i paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, dove gli uni combattono contro diabete e obesità e gli altri con malnutrizione e carenza di risorse. La difesa della sovranità alimentare avviene a ogni latitudine attraverso strumenti educativi, politici e commerciali, ambiti in cui da sempre Slow Food è in prima linea. Ne è simbolo il progetto dei Mille Orti in Africa lanciato nel 2010, che ora si è fatto più ambizioso: l’obiettivo è infatti crearne 10.000 nei prossimi anni. Orti che renderanno le comunità artefici del loro destino e attorno ai quali si formerà una rete di giovani leader africani coscienti del valore della loro terra, che prenderanno in mano le redini del continente. Per comprendere il significato della sovranità alimentare sono fondamentali anche le attività di educazione. Pensiamo ai Master of Food, corsi nati nel 2001 che aiutano a conoscere la storia e la geografia dei prodotti alimentari, esaminare le tecniche e i processi di produzione e distribuzione, parlare di biodiversità e di sostenibilità e confrontarsi sulle scelte di acquisto e consumo quotidiano. O ancora alle molte iniziative per la lotta allo spreco, problema che affligge ogni frigorifero italiano e non solo. Secondo il Rapporto 2013 sullo spreco domestico dell’Osservatorio Waste Watcher, nel nostro paese ogni famiglia butta in media circa 200 grammi di cibo la settimana: il risparmio complessivo possibile ammonterebbe dunque a circa 8,7 miliardi di euro. Last Minute Market, con cui Slow Food ha lanciato numerosi progetti promuovendo accordi tra comuni, associazioni e aziende della grande distribuzione per il riutilizzo degli alimenti, denuncia che in un anno si potrebbero recuperare in Italia 1,2 milioni di tonnellate di derrate che rimangono sui campi, oltre 2 milioni di tonnellate di cibo dall’industria agro-alimentare e più di 300mila tonnellate dalla distribuzione. Ogni volta che sprechiamo cibo, inoltre, buttiamo via l’energia, il tempo e le risorse necessarie per produrlo e smaltirlo. Sprechiamo benessere e futuro. In due parole, sprechiamo il pianeta. Cibo quindi come conoscenza, cultura e salute. Cibo come strumento di lotta alla malnutrizione, tema fondamentale dell’Expo 2015.

Nutrire il pianeta, energie per la vita è lo slogan che lo anticipa, e nutrire è appunto una parola che da sempre guida le attività di Slow Food, è il perno su cui ruotano le iniziative e i principi dell’associazione della chiocciola, sia in Italia che nel mondo. Pensiamo al progetto Nutrire Milano o agli Orti in Condotta nelle scuole, allo Slow Food Day o alla campagna di resistenza casearia. Parliamo del nostro cibo, ma anche di quello degli altri, con cui entriamo sempre più facilmente in contatto. Parliamo del cibo che abbiamo, ma anche di quello che qualcuno non ha, parliamo di mercati, di produzioni e di ambiente, di diritti ed educazione. Parliamo di cibo come futuro. Futuro che si concretizza nella rete mondiale di Terra Madre, nei legami tra produttori, pescatori, contadini e allevatori che si ritroveranno al prossimo Salone del Gusto e Terra Madre, in programma a Torino dal 24 al 27 ottobre per discutere delle prossime sfide che ci attendono.

 

Il buono, pulito e giusto secondo…

 

I tre aggettivi che identificano Slow Food possono in realtà essere declinati in moltissimi modi, oltre a quelli propri dell’associazione spiegati nell’omonimo libro di Carlo Petrini. Abbiamo chiesto a sei personaggi di darci la loro interpretazione. Ecco allora che Massimo Bottura, chef dell’Osteria Francescana, e il dottor Luca Monge, responsabile del dipartimento di Diabetologia di Torino, ci parlano del buono. Per il pulito la parola passa a Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e a Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario Fai. Chiudiamo con il giusto, declinato da Gian Carlo Caselli, magistrato e ora a capo dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare e da Sergio Marelli, presidente del Comitato Italiano Sovranità Alimentare.

Buono La parola buono deve tornare a descrivere un cibo che corrisponde a una cultura, riconosciuto da un palato educato e un cervello informato. «La cultura sta diventando la forza di motivazione genuina dietro all’evoluzione della nostra cucina», esordisce Massimo Bottura, chef stellato dell’Osteria Francescana di Modena. «La cultura conduce alla consapevolezza e la consapevolezza conduce alla conoscenza. E con la conoscenza arriva la responsabilità». Raccontando la cucina del suo ristorante, Bottura rivela: «La nostra cucina e le nostre idee guardano sempre indietro, in modo critico. Applichiamo tecnologie e tecniche innovative ma ci chiediamo sempre se le nostre tradizioni culinarie hanno rispetto per gli ingredienti, i contadini, i pescatori, i formaggiai e la nostra salute. Se la risposta è no, allora dobbiamo migliorare le ricette. Questo è il nostro concetto di buono». Perché la missione degli chef è prendere ingredienti grezzi e dare loro nuova vita, trasformandoli in idee ordinate e abbinamenti inconsueti. «Non chiedo che gli artigiani con cui collaboro siano esperti di cucina contemporanea, ma voglio che capiscano cosa sto facendo: questo è molto importante perché così li avrò sempre dalla mia parte». Se però un cibo sano nella maggior parte delle volte è anche buono, non è sempre vero il contrario. «Per la prima volta la nostra società teme il cibo – spiega il Dott. Luca Monge, responsabile della SSCVD Diabetologia del CTO di Torino -. Esiste un’informazione diffusa ma poco controllata e non chiara del rapporto tra il nostro corpo e il cibo che mangiamo. Con un’alimentazione non corretta, infatti, si rischiano obesità, diabete e malattie cardiovascolari». E passando al concetto di buono: «In qualche modo è stato modificato dall’industria alimentare, che ha prodotto alimenti spesso di basso profilo nutrizionale ed elevata densità calorica utilizzando una serie di trucchi che li rendono appetitosi», continua il Dott. Monge. «Siamo sempre tutti alla ricerca del cibo buono e che fa bene, come l’olio extravergine di oliva, la verdura, l’integrale, ma dobbiamo considerare i modelli di alimentazione in senso globale, prediligendo una dieta sana, come quella mediterranea, a una basata su carne, fritti e salse». E prosegue: «C’è quindi il bisogno di andare oltre, completando l’approccio biologico tradizionale con parametri come ad esempio l’indice glicemico, il contenuto in fibre, la qualità dei carboidrati o il valore aggiunto dei cibi “funzionali”, e altri che considerino il trattamento e la lavorazione del cibo; la necessità quindi di considerare anche aspetti legati alla cultura del cibo, come quelli psicologici, di attualità sociale, ecologica ed economica, difficilmente scindibili tra di loro». Riassumendo, «Dobbiamo riorganizzare le nostre conoscenze integrandole in un approccio biologico-ecologico-economico-sociale». Come sottolineato più volte da Slow Food, sono fondamentali interventi politici ed economici per sensibilizzare ed educare la popolazione al tema. «Non c’è salute individuale se manca quella collettiva: dobbiamo imparare tutti a riscoprire i gusti semplici e naturali, leggere le etichette, evitare i cibi precotti e limitare quelli lavorati, il tutto condito da una regolare attività fisica».

Pulito È Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana onlus, a presentarci la sua idea di pulito: «Un cibo pulito non ha lasciato una scia di sporco dietro di sé: è quindi prodotto senza eccessivo uso di combustibili fossili, non ha causato deforestazione, non è stato trasportato dall’altro capo del pianeta, è di stagione e non ha imballaggi eccessivi». Non dimentichiamo che ognuno di noi, con le proprie scelte quotidiane, contribuisce alla salvaguardia del pianeta in cui viviamo: «Certo. I problemi ambientali globali non sono altro che l’effetto delle azioni di 7,2 miliardi di persone. Con i nostri gesti, le scelte alimentari, i consumi, influiamo sul bilancio ambientale sprecando energia e materie prime, generando emissioni che alterano il clima e rifiuti nocivi. Allo stesso modo, la somma dei 7,2 miliardi di comportamenti sostenibili si trasformano in atti di giustizia verso tutte le specie viventi e verso le generazioni che verranno». E ora veniamo ai consigli da attuare ogni giorno. «Ai blocchi di partenza: abbattiamo gli sprechi, le risorse non sono infinite; ricicliamo tutto ciò che possiamo, il pianeta non è una discarica; coltiviamo un orto, anche piccolo, impareremo a conoscere la nostra terra». «La sfida per i prossimi anni è far comprendere al consumatore il ruolo importante che il cibo ha sulla salute. Tutto ciò implica consapevolezza e va dunque chiaramente spiegata la reale situazione dell’agricoltura in Italia e nel mondo, con tutte le implicazioni che ne conseguono», aggiunge Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente Onorario Fondo Ambiente Italiano, analizzando le condizioni per ottenere un cibo davvero pulito. «Tanto per cominciare diserbi, anticrittogamici, ormoni e antibiotici vanno evitati. È anche molto importante non utilizzare sementi gm: da ricordare infatti che insieme alla semente gm si vende un diserbo per eliminare le infestanti, prodotto dalla multinazionale fornitrice dei semi. L’uso prolungato del diserbo devitalizza il terreno e pur sopprimendo numerosi insetti nocivi, uccide anche quelli utili per la biodiversità, non ultime le preziosissime api. Dietro l’utilizzo delle sementi gm vi è il forte interesse delle multinazionali chimiche, senza contare che l’uso degli Ogm è sollecitato da moltissimi gruppi di persone e associazioni, anche in buona fede, secondo le quali con le sementi gm in futuro si potrà eliminare la fame nel mondo. Fatto assolutamente erroneo, che non tiene conto di numerosi altri fattori. Ad esempio, non è ancora stato sufficientemente e seriamente valutato quale effetto queste sementi possono arrecare all’organismo umano». Cibo pulito se coltivato in un ambiente sano: «Da considerare anche che per avere un cibo pulito, l’acqua di irrigazione non deve essere inquinata da reflui industriali, scarichi civili e percolati. Per nutrirsi di un cibo sano si raccomanda di evitare il consumo dei cosiddetti “cibi spazzatura”, alla cui produzione si aggiungono sovente additivi chimici o conservanti non naturali». E tornando all’inquinamento, tema a lei molto caro: «Mettono pericolosamente a repentaglio il cibo “pulito” le coltivazioni su terreni accanto a discariche, a infrastrutture inquinanti, o addirittura coltivazioni su ex discariche di rifiuti tossici che sono state ricoperte da strati di terreno pulito. Purtroppo il suolo italiano ha molti di questi terreni malsani che mettono in grave pericolo le falde acquifere». Influisce su un cibo pulito anche il sistema di mercato in cui viviamo: «Una delle minacce più gravi è il bilancio dell’agricoltore, che sovente è deficitario per il sottoprezzo del mercato che neppure copre la spesa di produzione, oltre alle numerose pratiche burocratiche, le leggi sindacali alquanto restrittive, il costo dei carburanti in continuo aumento, l’elettricità, tutti ulteriori aggravi. L’importazione di prodotti extra frontiera a prezzo inferiore, quali pomodori, frutta, verdura (persino aglio dalla Cina), nonché latte dalla Germania e paesi dell’Est sono un deterrente ulteriore per l’agricoltore che vuole produrre in Italia cibo pulito». E conclude: «Il consumatore deve diventare consapevole che i cibi “puliti”, anche se più costosi, sono essenziali per la salute propria e delle future generazioni. Il percorso è molto lungo, ma se non si ha il coraggio di fare il primo passo, la situazione peggiorerà sempre di più».

Giusto Dopo il cibo pulito, passiamo al concetto di giusto. E lo facciamo con Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico della Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. «Cibo giusto non è solo quello non contraffatto, non adulterato, non sofisticato. Un cibo giusto è quello ottenuto con un’equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera di produzione, che deve essere analizzata in ogni fase, denunciandone ingiustizie e affrontando i problemi del lavoro nero e della sotto occupazione. Prendiamo la raccolta delle arance, pagate agli agricoltori 0.8 centesimi di euro al chilo, mentre un litro di aranciata (che contiene 3 centesimi di euro di arancia) viene venduto a 1,50 euro». Cibi giusti quindi sempre più in pericolo: «Le minacce più gravi si intuiscono pensando che alla nostra tavola sempre più spesso e sempre più pesantemente siede un convitato di pietra, autoinvitatosi perché…il piatto è ghiotto. Nel settore agroalimentare si trovano opportunità di carattere strategico che costituiscono una nuova e remunerativa area di investimento. Questo convitato di pietra ora è un soggetto “opaco”, ora un soggetto che ricorre a trucchi, trappole e inganni vari, ora un soggetto dedito a pratiche illegali fino a quelle di stampo mafioso. I rischi per la salute dei consumatori e per i produttori onesti sono del tutto evidenti. A essere colpiti, poi, sono soprattutto i meno abbienti, che hanno poco o niente da spendere e devono per forza “accontentarsi”». Quindi quali sono le maggiori sfide per il futuro? «La più grande è rappresentata dalle agromafie. È noto che le mafie hanno costruito un’economia parallela che pian piano cerca di insinuarsi in tutti i settori merceologici, risucchiando nel suo gorgo commerci e imprese economiche sane, spesso in difficoltà nel costruire le loro sorti sul rispetto delle pratiche legali. Di qui un fatturato annuo enorme per le agromafie, calcolato in 14 miliardi di euro. E siamo noi a pagarne il prezzo, perché costretti a vivere in un ambiente pervaso da corruzione e intimidazione, mentre la regolarità dei mercati è stravolta. La sfida è davvero grande, ma la situazione non è irrimediabile. Basta volerla affrontare con la giusta determinazione, senza arrendersi prima ancora di scendere in campo». Dal punto di vista legislativo e concreto, cosa si può fare? «Il consumatore può facilmente essere ingannato dalle lacunosità della normativa. Ad esempio, ogni anno entrano in Italia tonnellate di alimenti prodotti in altri Paesi che poi finiscono in prodotti presentati come italiani. I guadagni sono enormi, ma anche gli inconvenienti, perché è praticamente impossibile sapere qualcosa di questi ingredienti, che spesso non devono essere indicati sull’etichetta. Insomma, c’è una forte necessità di conoscere la provenienza e il modo in cui sono stati ottenuti, per evitare che abbiano subito trattamenti da noi vietati perchè nocivi. Fondamentale quindi una maggiore trasparenza, con una migliore regolamentazione della tracciabilità e della etichettatura». Giusto come rispetto della legalità, ma non solo: «Il concetto di giusto relativo al cibo si concretizza nella possibilità per tutti di avere accesso a un cibo in quantità e in qualità sufficienti», spiega Sergio Marelli, presidente del Comitato Italiano Sovranità Alimentare. «Su questo tema la giustizia è tutt’altro che garantita, nonostante il diritto al cibo sia stato dichiarato un diritto umano fondamentale dalle Nazioni Unite e riconosciuto dalla comunità internazionale. Ancora oggi nel mondo troppe persone non riescono a sfamare sé stessi e le loro famiglie. Allora cibo giusto è, innanzitutto, un concetto, un aggettivo che penso debba fare riflettere e, soprattutto, fare agire i decisori politici per mettere in campo nuove politiche che garantiscano questo diritto a tutti». Ma è davvero possibile sconfiggere la fame nel mondo? «Certo, è tutt’altro che una sfida utopistica, è una realtà a portata di mano, ma non senza sforzi. Le stesse Nazioni Unite hanno indicato la lotta alla malnutrizione tra gli Obiettivi del Millennio, volendo dimezzare le persone che soffrono la fame idealmente entro il 2015; obiettivo riconosciuto dalla comunità internazionale che però non sarà raggiunto. Problema, questo, che affligge sì i poveri del Sud del mondo, ma anche la nostra società cosiddetta sviluppata, perché spesso la carenza di cibo è stata la principale causa di disordini sociali e guerre civili. È nell’interesse di tutti capire che non è un sogno sconfiggere la fame, perché le risorse ci sono. Cosa bisogna fare? Innanzitutto partire da un dato fondamentale: la produzione di cibo nel mondo è per i 3/4 realizzata dai piccoli agricoltori, cioè da aziende a scala familiare. Ora bisogna riconvertire le politiche che sino a oggi hanno grandemente favorito le multinazionali dell’agrobusiness per indirizzarle a un sostegno reale dei piccoli proprietari. E questo nel Sud del mondo ma anche in Europa, anche qui in Italia, perché non si può dimenticare che negli ultimi dieci anni 800.000 aziende a conduzione familiare hanno chiuso i battenti perché non ce la facevano più a sostenere la concorrenza spietata delle multinazionali sostenute da scelte politiche non oculate e strumentali».

 

Il 10 dicembre 1989, all’Opéra Comique di Parigi, nasce ufficialmente il Movimento internazionale per la Difesa e il Diritto al Piacere. Sottoscrivono il Manifesto delegati provenienti da Argentina, Austria, Brasile, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Ungheria e Venezuela. Il Manifesto Slow Food Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civiltà industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita. La velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast Life, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei Fast Food. Ma l’uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che puà ridurlo a una specie in via d’estinzione. Perciò, contro la follia universale della Fast Life, bisogna scegliere la difesa del tranquillo piacere materiale. Contro coloro, e sono i più, che confondono l’efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di un’adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento. Iniziamo proprio a tavola con lo Slow Food, contro l’appiattimento del Fast Food riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali. Se la Fast Life in nome della produttività ha modificato la nostra vita e minaccia l’ambiente e il paesaggio, lo Slow Food è oggi la risposta d’avanguardia. È qui, nello sviluppo del gusto e non nel suo immiserimento, la vera cultura, di qui può; iniziare il progresso, con lo scambio internazionale di storie, conoscenze, progetti. Lo Slow Food assicura un avvenire migliore. Lo Slow Food è un’idea che ha bisogno di molti sostenitori qualificati, per fare diventare questo moto (lento) un movimento internazionale, di cui la chiocciolina è il simbolo.

 

Da Arcigola a Slow Food Un viaggio nel tempo

1986 Si costituisce nelle Langhe l’associazione Arcigola. 1988 – Primo congresso nazionale di Arcigola in provincia di Siena. Esce la prima edizione di Vini d’Italia, che presto diverrà la più venduta guida enologica in Italia. 1989 – Nasce all’Opéra Comique di Parigi il Movimento Internazionale Slow Food e ne viene sottoscritto il Manifesto. 1990 – Primo congresso, a Venezia, del Movimento Internazionale Slow Food, mentre, con la pubblicazione di Osterie d’Italia, nasce Slow Food Editore. 1992 – Fondazione di Slow Food Germania. 1993 – Nasce Slow Food Svizzera. 1994 – Slow Food organizza la manifestazione Milano Golosa, banco di prova per quello che diventerà il Salone del Gusto a Torino. 1996 – Ad aprile esce in italiano, inglese, tedesco il primo numero di Slow, messaggero di gusto e cultura, la rivista internazionale di Slow Food. A fine novembre si celebra la prima edizione del Salone del Gusto a Torino, dove è presentato il progetto dell’Arca del Gusto. 1997 – A Bra si tiene la prima edizione di Cheese – Le forme del latte, rassegna internazionale dedicata ai formaggi. A Orvieto, si svolge secondo congresso internazionale di Slow Food. 1998 – Si costituisce, su iniziativa di Slow Food, l’Agenzia di Pollenzo Spa, società finalizzata al recupero della ex proprietà di casa Savoia a Pollenzo (Bra), destinata a ospitare l’Università di Scienze Gastronomiche, l’Albergo dell’Agenzia e la Banca del Vino. 1999 – In occasione del primo Congresso di Slow Food Australia, è introdotto il concetto dell’associazione come movimento eco-gastronomico. 2000 – Prende il via il progetto dei Presìdi, interventi mirati sul territorio per salvaguardare o rilanciare piccole produzioni artigianali a rischio di estinzione. Slow Food USA apre la propria sede a New York. 2001 – Si inaugurano i nuovi siti internet in italiano e inglese: http://www.slowfood.it e http://www.slowfood.com. Slow Food stila il Manifesto in difesa dei formaggi a latte crudo. Prende forma un nuovo progetto educativo per adulti: il Master of Food, programma di studio in 20 corsi tematici. 2002 – A Torino, terza edizione del Premio Slow Food e quarta del Salone del Gusto, con 138.000 visitatori e la presentazione dei primi Presìdi internazionali. 2003 – Grazie al supporto della Regione Toscana che ne è partner, si costituisce la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, che sostiene i Presìdi e l’Arca del Gusto. A Napoli si svolge il quarto Congresso Internazionale Slow Food, con delegati da oltre 50 Paesi, che lancia il progetto degli Orti scolastici come principale strumento di educazione alimentare e del gusto di Slow Food per i bambini. 2004 – La Fao riconosce ufficialmente Slow Food come organizzazione no profit con cui instaurare un rapporto di collaborazione. Si inaugura la rinnovata Agenzia di Pollenzo che ospita la prima Università di Scienze Gastronomiche. Genova ospita la prima edizione di Slow Fish, rassegna dedicata alla pesca e al pesce sostenibile. Contemporaneamente al quinto Salone del Gusto, a Torino si svolge la prima edizione di Terra Madre, con la partecipazione di circa 5000 delegati da 130 Paesi. 2005 – Si riuniscono in Sicilia gli Stati Generali dei Presìdi Slow Food italiani per lanciare una grande campagna a favore delle produzioni artigianali eccellenti che rischiano di scomparire. 2006 – Slow Food compie 20 anni, celebrandoli in occasione del VI Congresso Nazionale di Slow Food Italia (Sanremo, 9-11 giugno). Apre a Ludlow la sede nazionale di Slow Food Uk. 2007 – Dall’8 all’11 novembre a Puebla, Messico, il quinto Congresso internazionale di Slow Food riunisce 600 delegati da tutto il mondo: dal continente africano all’India, sino all’America Latina, le rotte della chiocciolina raggiungono ormai ogni angolo del Pianeta. 2008 – Slow Food e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus inaugurano a Montevarchi (Toscana) i Mercati della Terra, rete mondiale di mercati contadini. 2009 – Il 10 dicembre, in occasione del ventesimo anniversario della firma del manifesto di Slow Food a Parigi, si tiene in tutto il mondo la prima edizione del Terra Madre Day, uno dei più importanti eventi collettivi di celebrazione del cibo buono, pulito e giusto. 2010 – Viene lanciato il progetto Nutrire Milano per valorizzare le produzioni e la realtà agricola intorno al capoluogo lombardo, in preparazione di Expo 2015. 2011 – Slow Food Italia partecipa attivamente alla sensibilizzazione dei referendum per l’acqua bene comune e per il no al nucleare e contribuisce in maniera fondamentale alla nascita del Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori. Il 18 giugno si festeggia il primo Slow Food Day, a cui partecipano le 300 Condotte sul territorio. 2012 – Per la prima volta Salone del Gusto e Terra Madre si fondono in un evento unico, coinvolgendo 220.000 visitatori italiani e stranieri. In contemporanea si svolge il Congresso internazionale di Slow Food che annuncia la sfida dei tre 10 mila da realizzare entro il 2016: 10 mila nodi nella rete di Slow Food e Terra Madre nel mondo, 10 mila prodotti da caricare sull’Arca del Gusto, 10 mila Orti in Africa. Nasce Slow Food 2.0. 2013 – L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche lancia il progetto delle Tavole Accademiche rivoluzionando il concetto di mensa. Carlo Petrini è insignito del premio Campioni della Terra, assegnato ogni anno dalle Nazioni Unite. Si svolge a Namyangju la prima edizione di AsiO Gusto, interamente ideata e organizzata da Slow Food Corea. A dicembre si presenta il progetto di percorso della biodiversità che Slow Food realizzerà nel sito di Expo 2015.

 

Ufficio Stampa Slow Food – Valter Musso – 335 7422962; Alessia Pautasso – 342 8641029 – press@slowfood.it

 
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